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Diamo l’addio a Mamma Mattei

Scritto da Gabriele Adinolfi – Noreporter.org

 

Diamo l’ultimo addio a Mamma Mattei.

Una vita di dignità, di combattività, di dolore, di discrezione.
Da quando le avevano bruciati vivi i figli, Virgilio, un giovanotto, e Stefano, un bambino di neanche nove anni, che vita ha mai vissuto?
Il loro delitto imperdonabile: essere fascisti di famiglia operaia.
Imperdonabile! Così l’alta borghesia rossa s’incaricò di fare giustizia a nome della dittatura del proletariato: era o non era lotta di classe?
Non sappiamo né nessuno saprà mai cosa si può provare nell’uscire dalla casa in fiamme, salvando figlie e figlioletto e accorgersi che lì, aggrappati alle grate della finestra, due creature del tuo grembo stanno ardendo vive.
Si può solo diventare mistiche o pazze.

Oppure, con la forza di una fede incrollabile, con la tradizione secolare della donna-madre, si può continuare stoicamente a vivere e combattere per il resto della famiglia, sperando sempre in cuor proprio che sia fatta giustizia.
Non sappiamo se Mamma Mattei il giorno dei funerali dei suoi figli si sia accorta che un commando di giustizieri proletari lanciò molotov contro il corteo funebre. Probabilmente non se n’è accorta e forse non lo ha saputo mai.
Chi avrebbe mai potuto spiegare a Mamma Mattei un odio così cieco, insensato, forsennato, subumano?
Non lo avrebbe capito; come non avrà capito le cattiverie infami della famiglia Fo, da quella Franca Rame che solidarizzava con gli assassini, al giovane Jacopo che, insieme al comandante partigiano Lazagna, si era messo addirittura a scrivere un fumetto satirico che si faceva beffe dei suoi figlioli e di tutta la sua famiglia. Ineffabile prova di natura inferiore.
Non avrà neppure capito come e perché, per una strage così efferata, sia stata pronunciata una condanna ridicola: omicidio preterintenzionale; comminata però solo a partire dall’appello, in modo che l’unico assassino su cui la giustizia aveva messo le mani, Achille Lollo, potesse prima uscire dal carcere e riparare all’estero grazie al Soccorso Rosso.
Quarant’anni senza giustizia e sotto silenzio.

Quella strage – che in molti tra gli esseri inferiori hanno esaltato e di cui tuttora sono compiaciuti – dava troppo imbarazzo.
La sinistra dominante la silenziò sempre.
La destra, subalterna, complessata e incapace, non fece mai di meglio.
Al punto che il solo riconoscimento significativo sarebbe venuto dal sindaco Veltroni.
Per calcolo? Per interesse? Non lo sappiamo; sappiamo invece che Mamma Mattei dal suo mondo politico è stata trattata come una figurina Panini, messa in un album tra le tante vittime il cui ricordo, insieme con le Foibe, sarebbe stato l’unico atteggiamento identitario di gente che aveva fretta, tanta fretta, di abbandonare camicie, bandiere, ricordi e responsabilità.
Più che a lei l’attenzione da destra fu rivolta alla madre di Verbano; non sulla farsa tragica del processo di Primavalle si concentrò l’attenzione del sindaco ex-missino Alemanno, ma sul delitto Verbano.
“Va fatta giustizia” sosteneva il meno riuscito inquilino del Campidoglio. Già: altrove, ovviamente.
Ci sono sempre morti di serie A e di serie B e chi si batte mai per la serie minore?
Quarant’anni d’ingiustizia, di silenzi, di mancanza d’interesse, di empatia, di rispetto.
Solo quegli immancabili Presente! ogni anno sotto la finestra della tragedia.
Quanti di quei ragazzi, si sarà chiesta Mamma Mattei, sono lì perché sentono quello che accadde? Perché si sentono in comunione con Virgilio e con Stefano?
Per quanti, invece, si tratta di segnare il territorio, di sbandierare un macabro trofeo?
O forse non se lo sarà mai neppur domandato.

Anna Mattei ha vissuto un’interminabile tragedia greca, ma lo ha fatto da mamma italiana.
La mamma italiana è spesso la peggiore del mondo, perché è protettiva, invasiva e dissuasiva e a ben guardare ha rappresentato da sempre il peggior handicap del nostro popolo.
Quando però vive una tragedia greca, quando è chiamata a farsi spartana, allora davvero domina, come una domina. Con dignità, discrezione e in silenzio.
Mamma Mattei avrebbe sicuramente preferito non essere costretta a provare a se stessa che era una domina.
A noi però non resta che chinare il capo e renderle omaggio con partecipazione ma con quella necessaria lontananza che detta tanta grandezza.
Ora sarà fusa e confusa con i due figlioli.
A cui noi continueremo a tributare il Presente! augurandoci di non scadere in buffonata.
Ti sia leggero il cielo, Mamma Mattei!

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