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La globalizzazione uccide anche te. Dille di smettere

Dal blog Girano

Quando una farfalla batte le ali in Occidente, a Pechino arriva un uragano. E’ una massima di dubbia paternità (probabilmente deriva da un libro di fantascienza), ma utilizzatissima da tutti i sostenitori della globalizzazione. Siamo in una economia globale, ci ripetono ad ogni istante. Beh, ce lo ripetevano ad ogni istante. Ora un po’ meno. Perché gli effetti della farfalla cominciano a provocare disastri ovunque. Ed i globalizzatori deficienti – cioé quelli che sposano le cause sbagliate nella convinzione che siano giuste – non sanno più come spiegare il casino che hanno combinato. Mentre gli speculatori, che la globalizzazione l’hanno voluta ed imposta, incassano enormi ricchezze a danno della collettività mondiale. Prima ci hanno spiegato che era giusto fare sacrifici ed anche impoverirci, perché le nostre difficoltà avrebbero permesso l’arricchimento dei Paesi poveri. Poi si sono accorti che i poveri, quelli veri, restavano poveri. Allora ci hanno illustrato l’ineluttabilità della crescita esponenziale dei Bric, trasformati in Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica).  Ma adesso non san più cosa inventare. La Cina frena, l’India pure e la Russia anche. Il Sudafrica era stato inserito nell’elenco più per ragioni politiche che per successi economici. Il Brasile tira ancora, ma non si sa quanto pagherà realmente per Olimpiadi e Mondiali di calcio. Ma se la frenata si estende sempre più, gli effetti ricadono anche sui Paesi che si consideravano virtuosi. Il Pil tedesco cresce sempre di meno e si avvicina alla crescita zero. Gli Stati Uniti non si riprendono. Il Giappone, che se n’é fregato delle lezioni internazionali e ha puntato ad una ripresa basata sul debito, ha visto la Borsa di Tokyo crescere del 40% in pochissimo tempo, ma poi frenare a causa della ridotta crescita cinese. Eccola, la globalizzazione. Globalizzazione della povertà e dello sfruttamento. Perché gli impegni, Napo II docet, vanno rispettati. In realtà lo strozzinaggio è vietato dalla legge, ma noi siamo così bravi e legalitari che paghiamo gli strozzini facendo crepare la nostra gente, sempre pioù disperata. E plaudiamo quando un imbecille cattedratico arriva al Festival dell’economia di Trento a spiegarci che, per fare i compiti da bravi bambini, dobbiamo raddoppiare l’Imu e ridurre i salari. Così, secondo lui, favoriremmo le esportazioni. Ma il genio non spiega dove dovremmo esportare, visto che i consumi frenano ovunque. E non spiega neppure come dovrebbero sopravvivere gli italiani, con più disoccupazione, salari più bassi e tasse più alte. Ma il genio, si sa, non conosce la banale realtà degli umani.

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