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Il pelo ed il vizio

Scritto da Carlo Bonney – pubblicato su NoReporter.org

Vecchi arnesi dietro alla nuova offensiva antifascista che rischia di degenerare 

E’ da qualche mese che a Roma, in particolare, ma in varie parti d’Italia si è scatenata nuovamente l’azione antifascista militante di una parte dell’estrema sinistra che, evidentemente incoraggiata dagli appoggi e dalla rete di coperture nazionali ed internazionali, ha ripreso le azioni intimidatorie e le aggressioni fisiche nei confronti di tutti quelli identificabili come avversari politici.

Il 28 ottobre scorso, a Perugia, l’autovettura sulla quale viaggiava Gabriele Adinolfi con altre tre persone veniva bloccata fuori da un ristorante ed assalita da una decina di individui armati di caschi e picconi che oltre a distruggere l’autovettura, per puro caso non ferirono i quattro passeggeri. Il tutto fu compiuto con con accuratezza, nel più completo silenzio, e solo la prontezza di reazione del guidatore evitò il peggio.

La stessa tecnica è stata applicata nell’aggressione al candidato Sindaco di Roma di Casapound Simone di Stefano, avvenuta venerdi scorso.
Al ritorno da un giro elettorale in un quartiere periferico della Capitale, di Stefano è stato aggredito, insieme ad un altro militante di CPI.
Anche in questo caso, la macchina ferma ad un semaforo, è stata circondata da una decina di persone con il volto travisato, che oltre a fracassare i parabrezza ed i finestrini dell’autovettura, hanno provocato lievi ferite ai due militanti di CPI.
Due agguati gravi, compiuti passo per passo con la medesima tecnica,  dunque studiati e frutto di addestramento, ma che non hanno suscitato nessun attestato di solidarietà da parte di altri schieramenti politici, sempre pronti ad emettere comunicati: nel caso di Di Stefano, ad esempio, nessun candidato a Sindaco di Roma, ha speso una parola per condannare l’episodio. Anche questo è un dato che ritorna e che bisogna tenere a mente.

L’11 maggio vengono assaltati a Piazza Bologna i gazebo elettorali di Marino e di Alemanno  da parte di membri di un noto collettivo romano. Tre vengono denunciati .

Il 13 marzo di quest’anno l’auto di un candidato di Casapound al V Municipio di Roma, era stata incendiata nella notte, dopo una serie di minacce di vario tipo ricevute dall’esponente di CPI: in questo caso l’episodio non fu minimamente ripreso dalla cronaca romana dei quotidiani e nessuno si è sentito in obbligo di esprimere qualche tipo di condanna.

Ancora, il giorno dopo l’aggressione a Di Stefano, il 18 maggio, al quartiere del Trullo, una cinquantina di estremisti di sinistra cercava di impedire lo svolgimento di un banchetto elettorale di Casapound, senza riuscirvi, ma con fare minaccioso e con il chiaro intento di provocare incidenti. Anche in questo caso il silenzio della stampa è d’obbligo.

Nella zona di Montesacro, per ben due volte in questi mesi, dibattiti elettorali previsti nei locali dell’Ex-Gil di Viale Adriatico e che prevedevano la presenza del candidato al municipio di Casapound , sono stati impediti con l’occupazione della sala dai parte dei centri sociali , con la benedizione del PD e di SEL di zona. Sempre a Montesacro, la sera stessa del secondo dibattito comunque svoltosi tra i candidati al municipio a Piazza Sempione, veniva danneggiato a picconate il Comitato di Iniziative Sociali di via Val Trompia, legato al PDL.

C’è un dato singolare che accomuna tutti questi episodi: sono avvenuti in zone dove operano ancora, seppur sotto traccia, vecchi esponenti dell’area oggi molto frantumata dell’ex Autonomia Operaia romana, che in alcuni centri sociali, continuano nella predicazione dell’antifascismo militante.

Questo vale infatti, per il Prenestino, così come per la Zona Valmelaina–Montesacro, dove alcuni personaggi ai quali, evidentemente, l’età matura non ha donato saggezza , ancora persistono nel rinfocolare odio e rancore.

Ma se allarghiamo un po’ lo sguardo a quanto succede in altre zone d’Italia ci accorgiamo che il fenomeno non è limitato alla Capitale: come non parlare dei cortei antifascisti svoltisi recentemente a Cremona ed in altre parti d’Italia, che hanno visto numeri certamente scarsi, ma un livello di “militarizzazione” che non si vedeva da tempo, con cortei con tanto di servizio d’ordine organizzato in cordoni e un livello di aggressività tale da far ricordare, sia negli slogan che nell’atteggiamento in piazza, i lugubri cortei dell’autonomia degli anni settanta. Ed a Cremona era ben presente Askatasuna, storico centro sociale torinese, anch’esso legato alla vecchia autonomia…

A Treviso poi un ragazzo ha rischiato di essere massacrato di botte da un gruppo di ultrasinistra.

A Parma un assalto alla sede di Casa Pound è stato bloccato.

All’università di Firenze sono stati aggrediti i giovani di Casaggì che facevano propagnada per le elezioni all’ateneo.

Ma non basta, la settimana scorsa in Val di Susa , di notte è stata compiuta quella che una fonte di polizia citata in un articolo del Corriere ha descritto come una “vera e propria azione di guerra “ da parte di una cinquantina di persone che hanno fatto uso di una quantità industriale di bottiglie molotov, di razzi e persino di un mortaio rudimentale. Anche in questo caso, ci poteva scappare il morto ed anche in questo caso si è minimizzato il tutto.

Ma cosa sta succedendo e qual è il brodo di coltura di simili rigurgiti? E qual è il livello di protezione di cui godono?
Un possibile motivo lo abbiamo abbozzato prima: ed è il rispuntare di alcuni quadri non di secondo piano di Autonomia che fu, cioè di quella galassia che sorta sulle ceneri di Potere Operaio, fu protagonista dal 1974, delle più violente azioni di antifascismo militante a Roma e in altre città italiane, che causarono numerose vittime tra i giovani camerati di allora.
Si sono, forse, rimessi in moto certi “collegamenti” che partono da Potere Operaio , attraversano Autonomia Operaia e sfociano in giovani manovrati dall’odio antifascista? Possibile e plausibile.

Il secondo dato, questa volta politico, è che in questa fase di estrema confusione del quadro politico–sociale, e con la forte crisi economica in atto, una radicalizzazione dell’azione antifascista permette di ampliare  le pur ridotte schiere di questi settori dell’ultrasinistra e di poter godere dell’appoggio sia di partiti della sinistra istituzionale, sia di alcuni organi di informazione, magari indirizzando la propria azione contro una generica “destra “ che può includere anche Berlusconi ed il PDL. Magari, coltivando l’idea di una sterzata neotrotzkista dell’attuale variegata sinistra italiana, che può spaziare dal grillismo a SEL, passando per una parte del PD.

In questo senso è emblematico quanto è successo a Brescia due settimane fa  dove è stato permesso ad un magma indistinto di facinorosi , tra i quali appartenenti ai centri sociali di Brescia, di aggredire i sostenitori del PDL che andavano ad ascoltare il comizio di Berlusconi.
E’ straordinario che la Questura abbia permesso qualcosa del genere addirittura contro il ministro dell’interno, presente in piazza con Berlusconi.

Qualcuno prova a immaginare un corteo di estrema destra lasciato avvicinare ad un comizio di Bersani o Epifani?
Oggi come ieri la prevaricazione “rivoluzionaria” è possibile solo con sostegni istituzionali. Che sono la principale ragione d’inquietudine.

L’obiettivo è sempre lo stesso: canalizzare contro il “nemico fascista “un più generale discorso politico, che permetta ai mandanti, nazionali ed internazionali, di poter plasmare a proprio piacimento gli equilibri della politica italiana, attraverso, ad esempio, l’introduzione dello Ius Soli , ponendo chi si opporrà automaticamente tra le schiere degli “xenofobi, razzisti e fascisti”, utilizzando come mezzi il caos ed il disordine.
Non è pensabile che certi meccanismi, infatti, si inneschino “motu proprio” mentre è ipotizzabile che dietro certe sedicenti “fiammate pseudorivoluzionarie” si celi il solito giochetto adoperato con successo negli anni settanta: utilizzare qualche minoranza accecata dall’odio, per perseguire i propri scopi strategici. Solo per questo, a questi “nuovi partigiani” che tanto “nuovi” poi non sono è consentito di agire impunemente e di colpire nell’ombra e solo cosi si spiega la minimizzazione operata in queste settimane, dagli organi di informazione sugli episodi di violenza accaduti, solo in questo senso si spiega il fatto che la grave aggressione ad un candidato Sindaco non venga stigmatizzata da nessuno schieramento politico.

Si è cominciato minimizzando e manipolando gli avvenimenti anche a metà anni Settanta e sappiamo com’è andata a finire.

Da parte nostra, continueremo a monitorare la situazione ed a segnalare quello che succede, vista la brillante assenza dei media, affinché non si ripetano più certi meccanismi diabolici.

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