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Ostia, Foggia, Giulianova. Una pulizia etnica ordinata dall’alto – di Gabriele Adinolfi

D’Alema mercoledì scorso aveva annunciato il ritorno degli opposti estremismi. Uno schema sempre molto caro a quei governi spremilimone che incaricati di inginocchiare il Paese cercano distrazioni. Gli antifa, sbirraglia di complemento, ne hanno immediatamente accolto il messaggio interpretandolo come un invito.

Da giovedì a domenica sono partiti all’assalto dei nuclei di Casa Pound. Dapprima ad Ostia dove gli aggressori, in termini numerici di superiorità di tre a uno, hanno comunque preso dai ragazzi aggrediti una sonora sveglia che si ricorderanno. Il giorno successivo si sono esibiti a Foggia dove le forze dell’ordine li hanno lasciati assalire la sede di CPI durante l‘ inaugurazione e sono intervenute solo per sequestrare il filmato dell’assalto: gli aggressori ringraziano. Domenica mattina a Giulianova un plotone di sciacalli mascherati e armati di spranghe e bastoni non ha esitato a bastonare delle ragazze che raccoglievano firme contro Equitalia.

Antifa in difesa armata dello strozzinaggio: emblematico.

Una strategia delinquenziale guidata dall‘alto

Molto preoccupante: non si tratta di fatti slegati e neppure di una strategia autonoma degli antifa, ma della partecipazione organica di alcuni gruppi ad una strategia delinquenziale favorita e protetta da centri di potere senza scrupoli e dall’altissimo tasso criminale. Agli sbirri volontari non solo viene offerta la massima protezione ed è promessa l’impunità ma viene chiesto in maniera neppure troppo ermetica di aggredire, sfasciare, ferire e, perché no, di uccidere. Agiranno indisturbati come le volanti rosse del ’46 che andavano ad eliminare i fascisti i cui indirizzi erano stati resi pubblici dal prefetto di Milano, o come i loro successori degli anni settanta che per gli omicidi dei fascisti hanno pagato poco o niente.

C’è continuità perché l’odio è parte integrante dell’ideologia antifascista che, come mi spiegava a suo tempo l’ex Prima Linea D’Elia, ha delle vere e proprie patologie psichiche. C’è continuità perché la demonizzazione dell’avversario, la violenza nei suoi confronti, la tensione della guerra civile, sono elementi che nel leninismo stanno di casa.

Ma c’è anche una palese discontinuità di questi imbecilli rispetto ai loro padri. Nella loro perversa follia quelli pensavano comunque di utilizzare cinicamente l’antifascismo come elemento di mobilitazione di massa in un processo di conquista del potere. Questi invece non hanno scopi: ragionano come ultrà del tifo e non si rendono conto – o più probabilmente non se ne curano affatto – che stanno soltanto facendo il lavoro per il governo anziché provare a contrastarlo, come in teoria dovrebbero, sul piano sociale. Si perdono, insomma, in una battaglia di retroguardia che non ha alcuna motivazione politica ma è solo di natura delinquenziale.

La violenza non farà che crescere

La delinquenza crescerà perché è incoraggiata e coperta. Lo è dall’irresponsabilità di giornalisti che su testate come Il Fatto o Repubblica ed anche, in modo meno continuo, su altre testate considerate addirittura serie, gettano benzina sul fuoco e sono sempre disponibili a travisare e mistificare la realtà facendo apparire regolarmente gli aggressori armati come aggrediti o “provocati” dagli aggrediti. Lo è da chi dovrebbe contrastarla con la prevenzione o garantendo l’ordine o, in ultima analisi, in sede legale. Ma da quando è cambiato il governo costoro hanno ripreso a comportarsi come negli anni settanta.

I più giovani non sanno cosa siano stati esattamente quegli anni e perciò fanno fatica ad entrare nel clima. Allora eri a rischio di vita ovunque, sempre e comunque: che facessi attività o che passeggiassi. Gli altri andavano in giro armati di tutto punto e se si facevano perquisire o fermare veniva giù una valanga di proteste di intellettuali e politici che li accompagnavano fuori dalle galere. In galera ci andavi tu, qualunque cosa avessi in mano o in tasca. Il principio giuridico dello “stato di necessità” veniva ignorato. Se ti trovavi sotto assedio le forze dell’ordine ti perquisivano meticolosamente affinché tu restassi disarmato; poi se ne andavano e restavi in balìa di turbe avverse armate di tutto punto.

Ti ammazzavano e si trattava di “faide interne”. Ti aggredivano, ti difendevi, ferito ti arrestavano, ti mettevano in galera e ti condannavano. E gli uccisori – i casi Lollo e Panzieri docent – godevano del sostegno indiscriminato di padrini di lusso. Oggi da alcuni settori del Pd e dell’Idv i segnali sono i medesimi.

Se da sinistra non ci sarà una – del tutto improbabile – coraggiosa azione che vada in senso opposto e che metta il freno ai loro colleghi sanguinari e vigliacchi, tutto tornerà come trentacinque anni fa.

Casa Pound

Il primo bersaglio è Casa Pound. Sbaglierebbe però chi pensasse che gli antifa si fermeranno lì. La loro è una conclamata “pulizia etnica” che non conosce confini di organizzazione o di sigle. E’ vero che odiano in particolare Casa Pound perché l’accusano d’invadere quella che considerano la loro riserva di caccia esclusiva (il sociale), ma l’attaccano anche perché fa attività ovunque e dunque è più facile organizzare raid contro di essa, come a suo tempo accadeva con il Msi.

Non si fermeranno lì; chi di destra radicale, estrema, sociale o terminale, pensasse che è un fatto di CPI sbaglierebbe di grosso. Come di grosso sbaglierebbe CPI a interpretare quest’accanimento come la comprova della sua pericolosità politica. Teorie del genere le sentii anche durante le repressioni di Ordine Nuovo e di Terza Posizione. Non è così, non facciamo paura; si tratta di odio profondo di cui siamo oggetto, un odio che, quando è impunito, e anzi incoraggiato, trova sfogo.

Non ci siamo più abituati perché negli ultimi decenni abbiamo goduto di due parentesi, una più breve con Craxi e una più lunga con Berlusconi, di assenza dal potere assoluto da parte delle centrali criminali. Ora quelli che starnazzavano in compagnia dei vari D’Alema contro Berlusconi sono serviti. Purtroppo però non saranno loro, rivoluzionari di salotto e di tastiera, che pagheranno con le ferite, con la galera e forse con la morte il cambio, ovvero il ritorno al sistema del consociativismo azionista/comunista/democristiano targato Trilateral ed il secondo, e forse definitivo tramonto, del garantismo nato con Craxi. Anzi costoro, che vivono esclusivamente di vampirismo psichico e mediatico, si sentiranno orgogliosi per le tragedie che vivranno i militanti nelle quali tragedie s’immedesimeranno, ben attenti però a non trovarsi fattivamente coinvolti. Poveri parassiti che si pavoneggiano su internet senza rendersi nemmeno conto di quanto sono patetici!

Cosa fare

Ora il compito di tutti, e in particolare di Casa Pound, è molto delicato.

Gli sciacalli non si fermeranno di certo. O si fa loro capire che non è aria, e allora si scateneranno, puntuali e pesanti, le azioni repressive, o si sarà costretti a subire, a testa alta quanto si vuole, ma questa non può davvero essere una scelta condivisibile. La si può comprendere finché è l’effetto di un fattore sorpresa, visto e considerato che eravamo davvero in pochissimi – sì e no una squadra di pallanuoto – a immaginare un così repentino cambiamento di scenario ed un così rapido rilancio della follia omicida. Oppure si farà in modo di ridurre, scaglionare e controllare le attività politiche in modo maniacale; ma gli sciacalli passeranno alle aggressioni isolate e alzeranno il tiro. Abbiamo i precedenti del Msi – che pure poteva far conto su di un plotone di deputati – e sappiamo come andò a finire. Non potendo agire, non potendo frenare, non potendo contrastare, fu costretto a vivere alla giornata e ne nacque la lotta armata. Esattamente quello che vogliono gli strateghi della tensione.

Il momento è delicatissimo. Se ne può uscire soltanto creando un fronte articolato di voci libere che denuncino senza esitazioni la strategia delinquenziale in atto e che si mettano in testa di sventare per tempo – ovvero iniziando subito – le stragi che gli strateghi stanno già preparando. E lavoriamo ogni istante, in tutte le direzioni, per costituirlo questo fronte della libertà!

Intanto servono disciplina, freddezza, e soprattutto la capacità di capire la realtà attuale che è dittatoriale, criminogena e persecutrice ed è incubatrice di violenza e di morte. Bisogna non solo capire intellettualmente ma comprendere con tutti i sensi e tutte le cellule che oggi esiste ed agisce uno stato maggiore che sta avvelenando le acque per creare disastri e per trascinare il Paese in un’atmosfera di guerra civile costruita a tavolino al fine di distrarlo dai disastri in cui il governo lo precipiterà. Bisogna non solo capire ma comprendere con tutti i sensi e tutte le cellule che non ci sono, non hanno più diritto di cittadinanza, la giustizia, l’equità, la lealtà e la sincerità.

Ciò premesso, se non si riuscirà a creare un fronte articolato in difesa delle libertà elementari, bisognerà navigare a vista. E navigando sarà quanto mai difficile convincere qualcuno dell’inesattezza dell’adagio popolare per il quale un brutto processo è sempre meglio di un bel funerale. Il quale funerale sarà evitato – forse – solo se si svegliano tutti e se si rendono pienamente conto che il crimine al potere oggi non è uno slogan propagandistico. Altrimenti non lo si fermerà.

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