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Gli occhi dei partigiani

dal sito www.ideodromocasapound.org

Non basta un Rais a fare un Duce, ma basta un’ora di viltà o un venticello di tradimento per fare un partigiano.

Mohammed – il ragazzino impomatato, cappellino New York Yankees e pistola d’oro – che ha ucciso il satrapo ai cui piedi era strisciato fino a qualche mese fa, è il perfetto esemplare del pezzente ripulito che si trova a “fare la storia” per le astuzie imperscrutabili di un destino cieco e idiota. E quindi se ne sta lì, col sorriso arrogante della canaglia analfabeta cui hanno dato una pacca sulla spalla.

Tutto questo ci è sin troppo familiare, perché gli occhi dei partigiani si assomigliano sempre, in ogni epoca e in ogni luogo.

I partigiani hanno sempre un Badoglio attorno a cui stringersi, in questo caso Mustafa Abd al-Jalil, l’attuale capo di stato provvisorio della “nuova Libia”. Ex ministro della Giustizia di Gheddafi, Jalil ha svillaneggiato all’ombra del capo finché ha sentito la poltrona al sicuro, intervenendo in modo attivo e spietato anche in alcune delle iniziative più controverse della Jamahiriyya, come nel famoso caso delle infermiere bulgare.

I partigiani hanno sempre un esercito straniero che copre loro le spalle, li finanzia, li addestra e li protegge, in questo caso l’alleanza american-anglo-francese, con la nostra italietta a rimorchio, abbastanza complice da condividere l’infamia ma non troppo coinvolta da spartirsi i dividendi politico-economici.

I partigiani hanno sempre una componente fanatica e ideologizzata che trascina l’orda, in questo caso la componente qaedista in senso al Cnt, rappresentata in modo praticamente ufficiale da Abdelhakim Belhaj.

I partigiani hanno sempre una Radio Londra che ne canta le gesta, in questo caso tutti i media occidentali, supini e asserviti come in rare altre volte è capitato.

I partigiani hanno sempre un piazzale Loreto in cui rivelarsi per quello che sono, in questo caso l’orgia di sangue di Sirte, la tortura, la gogna, l’esposizione pubblica del cadavere del capo alla folla ghignante.

I partigiani non sempre hanno un Duce da linciare. A volte basta un Rais pagliaccesco in vita – benché fiero e degno in punto di morte.

Ma i loro occhi, sempre e comunque, rimangono occhi da partigiani.

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  1. Leo
    31 ottobre 2011 alle 15:44

    Non so se faccio bene a scrivere qui. Spero non vi dispiaccia sapere che, per una volta, un tale che proviene da una storia tutta antifascista è quasi completamente d’accordo con voi. Anche sullo scempio di piazzale Loreto – e Dio sa quanto mi costi riconoscerlo. Ottimo pezzo comunque.

    • 1 novembre 2011 alle 21:16

      Apprezzo l’obiettività e l’onestà delle tue parole.
      Condivido in pieno l’articolo perchè mette a nudo la vera natura del partigiano, lontana anni luce dalla figura eroica che da sempre, il pensiero unico ci impone.
      La storia, come è noto, la scrivono i vincitori e “scempi” come piazzale Loreto, Sirte e Baghdad, sono giustificati, diffusi e replicati come atti dovuti, in nome di una sempre più finta libertà.

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