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Diario di viaggio – Quarta puntata

Fino alla vittoria

Oggi dobbiamo ripartire. Mentre preparo la borsa mi accorgo di aver nella testa la canzone che ieri sera Johnny e i ragazzi di guardia cantavano. E’ la canzone della rivoluzione e l’ha scritta proprio Johnny riadattando i 4 punti indicati da Saw Bah U Gyi, eroe nazionale karen ucciso dai birmani nel 1950: riconoscimento completo dello Stato Karen, la resa non è presa neanche in considerazione, manterremo le nostre armi e decideremo da soli del nostro destino politico.

Lucky è un militare giovane ed è infermiere. Sembra  più un pellerossa che un karen. E’ inquadrato nei medici e paramedici di Popoli ed è davvero un ottimo elemento: è lui il primo che stamattina è arrivato a salutarci. Sacchi a pelo, ponchi, zanzariere, teli vengono tutti lasciati nella casa per i soldati che ne avranno più bisogno di noi. Lasciamo anche magliette, pantaloni, sigarette, qualche baht. Il colonnello Nerdah è nel piazzale con la sua Black special force schierata. E ci aspetta per i saluti.

L’ultima volta che vidi Pietro gli parlai della storia di questo popolo che con tenacia ed estrema dignità affrontava uno degli eserciti più grossi del sud est asiatico (500.000 unità): “Combattono la droga e la prostituzione. Sono contro il traffico dei bambini…”. Pietro ascoltava con estrema attenzione e trasporto e mi faceva domande facendo trasparire la volontà di venire, prima o poi, a toccare con mano questa situazione. Ecco perché adesso, quando è il momento dei saluti, indosso la maglia dell’Istinto Rapace e anche Paolo, senza che io gli abbia detto niente, ce l’ha addosso. E’ un modo per averlo qua con noi in onore di un’amicizia finita troppo presto nel compimento di un tragico destino.

“Comandante Nerdah Mya le dono questa bandiera di CasaPound Italia fatta a mano da Stefania e dalle altre ragazze dell’associazione. Con essa le portiamo i saluti di centinaia di militanti, simpatizzanti e attivisti di tutta Italia che hanno a cuore le sorti del popolo karen. Siamo con voi e faremo tutto il possibile. Fino alla vittoria”. Nerdah ha un sorriso luminoso,  di quelli che ti spiazzano. Lui ha girato il mondo, ha studiato negli States, avrebbe potuto fare un’altra vita, e invece ha deciso di continuare la stessa guerra del padre. E il suo sorriso dice appunto questo. E mentre si scatta qualche foto con Nerdah e un suo ufficiale con la bandiera spiegata, a me vengono in mente i volti dei miei ragazzi. E’ una carrellata velocissima di situazioni, azioni, concerti. E me li immagino qua e penso a quanto si sentirebbero a casa come mi ci sono sentito io.

“Gianlucah”. E’ Nerdah alla mia destra che mi chiama, ridestandomi dai miei pensieri. Mi giro e lui è là che mi offre il suo m16 per una foto ricordo. Gesto bellissimo, pieno di significato, ma non posso accettare. E difatti non accetto, sorrido e stringo forte la mano di questo grande combattente.

Non c’è più tempo però, è tempo di andare. Ancora qualche foto, ancora qualche abbraccio. “Good luck my friend”, mentre sai che potrebbe essere l’ultima volta che lo vedi. Risaliamo sui trattorini che c’avevano portato fin qua. Rifacciamo la strada a ritroso e mentre ci allontaniamo li vediamo che ci salutano alzando i fucili e strillando. Un sole alto e forte bacia l’acciaio e fa brillare i loro sorrisi.


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